Il testamento promuove l’immagine?

Certamente si, come insegna Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto,  primo imperatore romano che guidò Roma per 44 anni.

Augusto nominò suoi eredi principali la moglie Livia e il figliastro Tiberio, quindi i nipoti e i pronipoti e in terza battuta i principali cittadini romani. Quest’ultima volontà testamentaria pare sia  stata dettata più dal desiderio di gloria che da una reale simpatia verso la gran parte di questi cittadini. Guidato sempre dalla volontà di lasciare un immagine positiva di sé, Augusto dispose anche un lascito nei confronti dei suoi soldati: ad ogni membro delle coorti pretorie lasciò mille sesterzi, 500 e 300 rispettivamente ai militari delle coorti urbane e ai legionari.

Le ultime volontà dell’imperatore, depositate presso la Casa delle Vestali nel Foro, vennero lette pubblicamente in Senato dai due liberti dopo la morte di Augusto , il 19 agosto del 14 d.C.

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