Niente testamento per le donne romane
Nell’antica Roma la donna non poteva fare testamento: solo il pater familias infatti era titolare di beni, la donna e i figli non potevano possedere nulla.
Nella Roma arcaica il capo indiscusso era l’uomo che aveva potere di vita e di morte sulla famiglia e sull’intera servitù. La donna non godeva di diritti politici e per esercitare i diritti civili (tra cui ereditare o fare testamento) e aveva bisogno di un uomo che esercitasse la tutela su di lei.
Il diritto romano spiegava le limitazioni alla capacità giuridica della donna con pretese qualità negative, quali l’ignorantia iuris (ignoranza della legge), imbecillitas mentis (inferiorità naturale), infirmitas sexus (debolezza sessuale), levitatem animi (leggerezza d’animo) ecc. Alla stregua degli impotenti e degli eunuchi, la donna romana non poteva adottare, rappresentare interessi altrui, fare testamento, testimoniare o fare da garante, fare operazioni finanziarie e nemmeno essere tutrice dei suoi figli minori.
